Libera scienza in libero stato





Quando parliamo di ricerca scientifica di base, la prima cosa che ci viene in mente sono laboratori giganteschi, accelleratori di particelle, sostanze che ti trasformano in una scimmia.  Ma tutto si riduce a qualcosa di molto più semplice se vai a fondo del problema. I soldi.  Si parla sempre di soldi, in fondo. Ma la domanda prima o poi bisogna farsela, da dove arrivano i soldi, le palanche, la grana, gli sghei, gli zecchini? 

Da voi.  

I fondi arrivano da voi ed è giusto così, perché la ricerca di base, se fatta bene, porta vantaggi a tutti, a pioggia. E non intendo a pioggia come quando si dice: " Diamo gli sgravi fiscali ai datori di lavoro, loro sicuramente li distribuiranno -a pioggia- sui lavoratori" quella è un inculata nota, ci hanno fregato un sacco di volte con la stessa fregnaccia, non ci caschiamo più. Intendo che la ricerca scientifica di base porta vantaggi a tutti. Volete qualche esempio? 

• Internet. Okay, allo stato attuale potrebbe quasi sembrare che l'internetto sia diventato una pozzanghera maleodorante piena di stronzi, ma l'utilità dello strumento è innegabile. Vorreste tornare al tempo in cui per trovare una notizia c'era da smadonnare in biblioteca? E se mancava il libro che cercavi dovevi aspettare lo spedissero da Smadonnate sul Lambro (Va). 

• Il Gps. Senza la teoria della relatività scordatevi il Gps. Anche se non ci credete e pensate che la terra sia piatta come vostra cugina, il satellite non lo sa e interpreta il tempo in maniera diversa dalla vostra, che siete incollati a terra. 

• CrispR/Cas9 :  Jennifer Doudna e Emmanuelle Charpentier stavano studiando il sistema che i batteri usano per difendersi dai Virus, quando, oh oh oh! Hanno scoperto che si poteva usare lo stesso sistema per riparare/modificare/sostituire il Dna e potenzialmente risolvere problemi che ci portiamo dietro da millenni. Sul serio. Una roba da far impallidire la pennicillina (anche lei scoperta completamente per caso, mentre si cercava altro). E se ancora non avete sentito parlare di CrispR…Beh, sperate di avere un cancro tra dieci anni e non la settimana prossima.

Di esempi ce ne sono a bizeffe, basta fare una ricerca su Google (a proposito, manco google esisterebbe senza E.Shannon) dal Compact Disc ai telefoni cellulari, passando per la crittografia. Ma c'è un problema. Se la ricerca di base è così importante e per di più è finanziata in buona parte dagli stati (aka, le nostre tasse) sarà anche gratuita e liberamente disponibile, no? 

NO. 

Sembra incredibile, ma la maggior parte delle ricerche viene pubblicato da giornali che si fanno pagare per il servizio di distribuirla. Questo forse una volta aveva senso, quando stampare aveva un costo non marginale, ma oggi? Questo è il processo che fa una ricerca: 

1) La ricerca viene finanziata e svolta. 

2) I ricercatori lo mandano al giornale, proponendone la pubblicazione.

3) Il giornale manda la ricerca ad altri esperti (non pagati) che la valutano e ne cercano eventuali falle 

4) Se tutto va bene viene pubblicata, altrimenti si rimanda tutto indietro per le dovute correzioni. Chiaramente, se la vostra ricerca si propone di dimostrare che il piscio è ottimo contro il cancro della pelle… 

5) La ricerca diventa acquistabile sulla rivista, tramite abbonamento (che di solito viene sottoscritto da enti di grandi dimensioni, come università e grandi biblioteche). Voi potete invece, acquistare il singolo articolo, spendendo un sacco di soldi.

Questo porta all'assurdo di un ricercatore che dovrebbe pagare per leggere la sua stessa ricerca. 

Fico eh? 

L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento. Una splendida parte della nostra costituzione. L'arte e la scienza sono libere, ma il copyright si è mangiato tutto il resto, sono veramente libere?

Il che non significa che tutto debba essere gratis, chiaro. Ma se qualcosa viene pagato dalle nostre tasse, i ricercatori, gli strumenti, chi fa la revisione del lavoro, tutti, allora non è gratis.Allora è pagato. Ve la spiego in maniera diversa. Immaginate che la vostra famiglia sia la proprietaria di una pasticceria, un ottima pasticceria! I prodotti principali sono: 

Cannoli di Higgs 

• Crema di Bosoni 

• Gelati ai polimeri (gusti variegati)

• Paste alla Maxwell

Voi siete il proprietario della pasticceria al 25%. Pagate i dipendenti scrupolosamente, anche se quelli si lamentano che potreste sganciargli un po' di più in busta paga, le bollette, l'affitto, pagate tutto. Però almeno, quando volete mangiarvi nu babbà fatto come Cristo comanda, vi basta entrare e chiedere. Volete mettere?

+Radio
- Zuccheri.
Ancora più digeribile. Ricetta originale di Marie Curie.


"Forza Sergio, ho visto che hanno appena sfornato una millefoglie di Fourier, portamene una fetta che sto morendo di fame!" 

E Sergio, il cassiere, vi fa una pernacchia e scoppia a ridere. 

"Eh no, se la vuoi, sono 15 Euro, la pasticceria la gestisco io." 

Giustamente contrariato afferrate il tavolino e lo gettate dalla finestra, dopotutto è il vostro, lo avete pagato voi. Poi prendete Sergio e lo infornate assieme alle brioches al grafene che vi piacciono tanto. Nessuno potrebbe aver niente da ridire. 

"Come farete senza di me che gestisco la pasticceria!?"

Sergio in questa arguta metafora sono le varie riviste, Elsevier, Springer o le varie "royal society of ******" del mondo. Le materie prime e i dipendenti li paghiamo noi, anche il conto. 

Mi sono sempre chiesto come mai le persone più intelligenti del pianeta, quelle che spingono per far avanzare la conoscenza oltre quello che era noto, comprensibile, accettabile fino ad oggi, accettassero di sottoporsi ad affaristi senza scrupoli interessati solo a tirar su soldi con il loro lavoro, senza ricevere niente in cambio, a parte, forse, la fama. 

Si, la fama. Perché l'impact factor in fondo è questo, la quantificazione di quanto sei credibile tra i tuoi pari. E più sei credibile, più fondi puoi ricevere per continuare le tue ricerche. E magari pure guadagnare qualche soldo in più, che l'affitto lo devi comunque pagare. Mi è sempre suonato assurdo che i ricercatori non venissero pagati di più, in fondo senza di loro non c'è nessun progresso, e senza progresso, amici miei, staremmo ancora scuoiando marmotte con i denti. 

Ed è qui che entra il "Piano S" dell'Unione Europea. Si tratta di bypassare le riviste a pagamento imponendo che le ricerche finanziate pubblicamente vengano pubblicate da enti che permettano l'accesso libero a quelle ricerche (open Journals) e rilasciate con licenza Creative Commons. Tutti i costi accessori dovranno essere pagati dalle università o enti responsabili della ricerca.  La "S" sta per: 

Speed
Science
Solution


Ma soprattutto...

Shock.

Ah sicuro, quest'idea ha provocato numerosi mal di pancia a Elsevier&Co. 

"Come farete senza di noi!? I ricercatori si stancheranno!" È il grido che si espande dalla collina. Peccato che gli stessi ricercatori si stancassero anche prima, solo che non ve ne importava una beneamata, prima. Elsiever ha un margine (quello che guadagnano) attorno al 30-35%. E grazie al cazzo, dico io, buona parte di quello che offrono lo prendono aggratisse, vuoi vedere se non ci guadagnano un sacco di soldi. E lamentarsi che i poveri cristi che validano le ricerche si stancheranno è una simpatica scusa. Certo che si stancheranno, ma scommetto che semplicemente smetteranno di farlo per voi. Che poi è la ragione per cui si preoccupano.

Oddio, i ricercatori cattivi non vogliono più fare niente! Come faremo signori miei? Il mondo andrà a scatafascio, le tradizioni, il Natale! Questi mostri non pensano più al natale, ehi!


Sono preoccupati, molto preoccupati. Sono preoccupati perché da qualche mese un nutrito numero di ricercatori (in questo momento siamo attorno alle 17.000) hanno aderito ad un patto, chiamato "the cost of knowledge pledge". Coloro che aderiscono al patto non lavorano per Elsevier. Diciassette-mila-scienziati, mica cazzabubboli.  

E questi scienziati mica smettono di lavorare e ricercare. La loro curiosità è rimasta intatta, ma non vogliono più farselo buttare in culo da nessuno. Potranno fare peer-review per altri giornali, spedire le ricerche ad altre riviste, collaborare con altri enti. Tutta roba che ad Elsevier non piace mica, ecco perché frignano, vedono la loro fonte di guadagno, la marea di schiavi che sono stati abituati a considerare carne da cannone rimpiazzabile, mollarli per altri lidi. E hanno paura.  

Ma perché hanno deciso di agire in questo modo, questi scienziati? Vi faccio un elenco delle cose malvagie che possono essere attribuite alla compagnia:  


  • Elsevier organizzava (fino al 2007) fiere per la vendita di armi. Oh, voi potete anche pensare che la vendita di armi sia un business come un altro, per quanto mi riguarda però, sono contento che l'abbiano smessa (e l'hanno fatto solo dietro alla pressione della comunità scientifica).  
     
  • Nel 2009 sono stati colti in castagna per aver creato 6 finte riviste farmaceutiche, aperte tra il 2000 e il 2005, vendendole poi alle compagnie farmaceutiche, per aiutarle a riempirli di pseudo-ricerche utili ad aumentare i propri redditi, senza nessun controllo. Guarda un po', evitarono anche di dire che le riviste erano finanziate dalle case farmaceutiche. Io non riesco a pensare a niente di meno scientifico del fare una roba simile, non so voi. "Oste, com'è il Ritalin Tm? Bono bono!"
    P.S.: Pubblicano ancora il  "
    Journal of acupuncture and Meridian studies". Science, bitch!
     
  • Mettono a pagamento articoli su cui non hanno alcun copyright. Insomma se pubblicate una ricerca con Creative Commons, occhio, perché potrebbero appropriarsene e poi fischiettando, rivendervelo.  
     
  • Hanno acquistato un sito (ssrn repository) che pubblica ricerche gratuite (pre-print e altro) e cancellato quelle che entravano in competizione con cose che vendevano da altre parti.  
     
  • Pagano una caterva di lobbisti per convincere i governi a bloccare leggi contro l'open access e a favore dei loro interessi.  
     

In pratica sono una compagnia che ha come obiettivo principale quello di far soldi. E se in linea di massima posso capire, anche se non mi piace, perché una compagnia si comporti così,lo trovo assurdo in un campo come quello della scienza, dove la maggior diffusione possibile porta vantaggi a tutti. E se non siete d'accordo, provate a pensare cosa succederebbe se permettessimo alle compagnie farmaceutiche di pubblicare solo le ricerche che danno ragione a loro! Immaginate cosa succederebbe? Avremmo delle "nuove" molecole inventate solo per mantenere il controllo sulle vendite, con vantaggi marginali e costi elevati. Terribile!  E gli  Usa sono messi  persino peggio.

  • Bene, è proprio quello che succede. Le case farmaceutiche selezionano i "trials" che funzionano e scartano quelli che invece non hanno i risultati che le piacciono. Capite tutti che, ripetendo lo stesso esperimento più volte, anche solo per fluttuazioni statistiche, prima o poi ne troverai uno con un valore rilevante, che ti piace. E allora scegli quello. Poi magari il tuo farmaco non funziona come dovrebbe, o addirittura ha effetti negativi che non hai presentato, ma l'importante è farci i i soldi.  

E c'è una seconda importantissima motivazione per cui è fondamentale tenere lontani la ricerca di base dai fondi dell'industria. Si chiama funding bias, o come lo chiamo io, non si morde la mano che ti passa lo stipendio. Il capo ha sempre ragione, e se il capo dice che quella parete è gialla, allora, ehi, mi sa tanto che è gialla. Anche perché, se non sei d'accordo con lui, di solito ti licenziano e ne trovano un altro con un livello di daltonismo appropriato. In una ricerca di Fries e Krishnan sono state controllate 45 ricerche su una rivista (American College of Rheumatology) pubblicate nel 2001. Tutte le ricerche erano finanziate da una compagnia farmaceutica. Non sorprendentemente, tutte le ricerche concludevano che la nuova molecola spaccava il culo/funzionava alla grande/era una bomba.  

E non mi sto inventando nulla, c'è fior fior di ricerche sull'argomento, quando una ricerca è finanziata da qualcuno con un interesse sul risultato, il risultato finisce per essere quello che vuole lui.  Questo vale in particolare per ricerche su problemi che sono difficili da diagnosticare in maniera precisa (per esempio, la depressione, o le malattie psichiatriche) dove le ricerche finanziate dall'industria ottengono risultati positivi   molto, molto più spesso di quanto dovrebbero. In realtà basterebbe il buon senso per capire quanto questo problema sia diffuso, ma visto che il buon senso, su queste faccende, non basta, siamo costretti ad affidarci a dati un po' più affidabili. E i dati ci dicono che le ricerche finanziate da qualcuno che ha degli interessi, danno risultati "positivi per il mandante" in misura quattro volte superiore. Immaginate una ricerca finanziata da Berlusconi sulle capacità amatorie degli ultrasettantenni. O avete presente quelle ricerche che appaiono con cadenza mensile su quanto sia buono il caffé per la salute del vostro cuore? O il vino? Solo per rendervelo noto, non c'è nessuna quantità d'alcool che non produce danni. Ah, questa ricerca è finanziata dalla Bill&Melinda Gates fundation, nessun interesse nell'eliminare la birra dalla vostra dieta.  

Insomma, la ricerca finanziata dal pubblico, che non ha un interesse nell'ottenere una risposta particolare, è più affidabile. Certo, se poi siete l'Urss stalinista, allora potreste avere qualche problema con Darwin e Mendel, ma in linea generale, è più facile ottenere risultati affidabili se i finanziatori non sono interessati ai risultati.  

Ah, il problema è particolarmente diffuso nella ricerca psicologica. Nel 2018 si è provato a ricreare 21 ricerche psicologiche pubblicate su riviste ad alto impact factor (Nature, Science) indovinate quante hanno dato gli stessi risultati degli originali? 20? 18? 15?  

13. E che cazzo, tirate una monetina, ci azzeccate più o meno uguale.  

La scienza è difficile. Fare una ricerca fatta bene, è difficile, anche per i migliori, se poi ci mettiamo dentro tutto quello che può succedere tra l'inizio della ricerca e la fine, beh, è sorprendente come il mondo accademico non sia finito gambe all'aria molto tempo fa. E il costo della ricerca è elevato, anche se paghiamo questi specializzatissimi poveri cristi una bruschetta e un po' di burro.  

Se lavorate o anche se solo siete curiosi, probabilmente avrete sentito parlare di Sci-Hub, un intelligente sistema per superare i "paywall" eretti dagli editori scientifici per "proteggere" le ricerche. In pratica è quello che "napster" è stato per noi adolescenti poveri e appassionati di musica (con la differenza che almeno gli editori musicali pagavano una percentuale agli artisti, mentre gli editori scientifici, col cazzo).
L'autrice,  Alexandra Elbakyan, una ricercatrice Kazaka, è stata citata in giudizio negli stati uniti e condannata in contumacia al pagamento di 15.000.000 di dollari. Lei non guadagna niente da Sci-Hub, la denuncia è stata fatta solo per buttar giù il sito. Peccato che il lungo braccio della giustizia Usa non arrivi fino in Kazakistan. E peccato che la poveretta non guadagni un bel niente da Sci-Hub, le donazioni che ricevono (solo in bitcoin, paypal li ha bloccati da tempo, così come i circuiti noti tipo visa e mastercard) vengono usate per tenere in piedi la baracca.  

Ciao, sono Alexandra, il mio colore preferito è il  Көк. Che tranducendo dal cazako significa: "Mi piace il colore delle lacrime degli editori"


Eppure questa donna sta facendo per la scienza molto più di quanto qualsiasi direttore generale di rivista abbia mai fatto, non ci credete? Intanto la ribellione prossima ventura ce la saremmo sognata se non ci fosse stata la possibilità di "piratare" le ricerche. Se non avessero avuto in mano un sotterfugio per recuperare le ricerche, molti scienziati sarebbero insorti contro l'istituzione che non acquistava l'abbonamento, nella condizione attuale invece, sci-Hub permette di comprare qualcosa di intangibile, eppure, potentissimo. Il tempo.  

Elsevier&Co sanno benissimo che il periodo di transizione verso l'Europeo "Plan S" sarà difficile, come tutte le transizioni. Verrà fuori che manca qualcosa, non si è pensato al caso x, oppure, guarda guarda, le riviste non sono così contente e ci mettono i bastoni tra le ruote. Con Sci-hub, se tutto va male e non posso cavarmela in nessun altro modo, allora, beh, for the greater good! ho salvato la giornata.  

E proprio adesso che potrebbero avere la massima leva, le riviste non possono farlo, hanno scoperto che le chiavi del portone sono state copiate. E non possono manco cambiare la serratura.  

Kurdt  

P.S. Gli indirizzi di Sci-Hub li trovate qui, se avete bisogno di questo particolare servizio. Dite pure che vi ho mandato io.