02 - CATTANEO / Intervista: Andrea TEMPORELLI

Approfitto della disponibilità di Andrea Temporelli per entrare nel vivo, con qualche domanda su Simone Cattaneo. Ne emerge una testimonianza calda e partecipata, non poteva essere diversamente. La mia richiesta di consuntivo a freddo sull'opera di Cattaneo risulta giustamente ingenua e fuori luogo. Lasciamo che gli anni facciano il loro lavoro. E a noi il nostro. "Ferocia" è un termine al quale Cattaneo era affezionato (ripetutamente usato nell'intervista televisiva in riferimento alla scrittura e alla vita). Ricorre anche in qui, in chiusura, sicuramente non a caso.

Andrea, grazie per essere qui. Quando hai conosciuto Cattaneo e in che rapporti eravate? 

Ho conosciuto Simone tra il '97 e il '98. Dovrei aprire scatoloni e cercare lettere e manoscritti per una risposta più precisa. Mandò delle poesie ad Atelier: non so come conobbe la rivista. Ricordo bene quei fogli: la carta, la stampa sbiadita (stampante ad aghi, forse). Stavo cercando di aprire un varco nel vuoto e trovare altri ventenni come ero io allora che fossero baciati bruciati tarantolati dalla poesia. Sconosciuti con il fuoco nella parola. Gli scrissi, con la mia analisi dei testi, ma proponendogli subito un confronto per una pubblicazione. Ci incontrammo alla stazione di Borgomanero. Sceso dell'auto, vidi questo gigante avvicinarsi a me con sospetto, con quella sua espressione sempre dura, che poteva sembrare disprezzo innato e invece era qualcosa di simile a una strana timidezza, a una forma di difesa. Col suo giubbotto di pelle nero, poteva essere uno scagnozzo inviato per punirmi per l'insolenza di qualche critica (i poeti, già lo sapevo, son tutti permalosi). Col senno di poi, immagino che lui mi abbia allora fulminato con lo sguardo pensando: "Ecco il solito saputello accademico che vuol fare il fighetto". Ma dopo una stretta di mano vigorosa e una chiacchierata, l'ho visto sciogliersi. Aveva colto che dietro alla mia faccia da bravo ragazzo c'era il suo stesso veleno. No, non ero tra i "regolari", quelli che si laureano, che continuano a ronzare intorno all'università, che gestiscono bene i rapporti con quelli che contano. Dico così perché Simone si era sempre sentito estraneo al sistema istituzionale e ha sicuramente sofferto per i poeti-critici accademici che compivano le loro scelte leggendo più il curricolo che i testi.
Da allora abbiamo mantenuto aperto il dialogo letterario, perché nel frattempo il manipolo di giovani aggregati ad Atelier crebbe. Gli feci conoscere Davide Brullo e Riccardo Ielmini, gli altri che nel gruppo trovava più congeniali e frequentava maggiormente. Ci sentivamo di tanto in tanto per telefono, mi mandava i suoi testi per sentire che ne pensavo, ma ci vedevamo abbastanza, perché in quegli anni la rivista aveva un'attività intensa, tra incontri redazionali, letture, qualche evento particolare, fino a arrivare a convegni nazionali e internazionali. Gli pubblicai una plaquette e i primi due libri. Il terzo sarebbe dovuto uscire per un altro editore, non se ne fece più nulla. Poi Simone decise di spiccare il volo, per sempre. Avrei pubblicato anche il tuo terzo libro, non me lo permisero. Ma riuscii a trovare un'altra collocazione alle sue poesie.

Quali nomi fanno parte della vostra cerchia e che nome le daresti, se mai fosse necessario attribuirgliene uno?

Chi eravamo? Intanto, andrebbe spiegato che eravamo un gruppo, ma aperto, sia internamente, per le nostre indoli umane e letterarie ben differenti, sia all'esterno, perché ogni occasione era buona per scoprire qualche altro giovane, con la stessa determinazione poetica. E cercavamo ovviamente il confronto con chiunque, mentre sviluppavamo la nostra identità, affinavamo le letture, capivamo chi eravamo attraverso il confronto con gli altri. Forti del reciproco rispetto e riconoscimento, mentre ovviamente all'esterno il mondo letterario continuava a procedere con le sue logiche di mercato o clientelari. La sigla della prima antologia (pubblicata proprio da Atelier) parlava di Opera comune, ma l'etichetta più facile nei discorsi ci designava semplicemente come "i poeti nati negli anni Settanta". Ci fu una stagione di molteplici antologie generazionali, segno che qualcosa avevamo davvero mosso. 
Per il nucleo originario "di quelli di Atelier" non c'è mai stato un nome, perché non c'era una poetica condivisa, una linea estetica discriminante. Contava solo la temperatura che ciascuno sapeva raggiungere nell'opera: la diversità era una ricchezza. In una poesia parlo dantescamente di "fedeli d'amore [senz'amore]", ma è una suggestione puramente poetica. Serve un elenco di nomi? Si devono prendere quelli che compaiono nella redazione della rivista e aggiungere le altre collaborazioni e frequentazioni più assidue. Per un elenco, io però partirei da quelli che erano presenti al funerale di Simone e che cito nella poesia Fronte del bene comune: "Ricky, io vorrei che tu, Davide, Massimo, / Flavio, Alessandro e io stessimo insieme / ancora un poco...": quindi Riccardo Ielmini, Davide Brullo, Massimo Gezzi, Flavio Santi, Alessandro Rivali, a cui vanno però aggiunti idealmente Tiziana Cera Rosco, Federico Italiano, Andrea Ponso, Tiziano Fratus, Luigi Severi, Giovanni Tuzet, Martino Baldi, Federico Francucci, Isabella Leardini... Ma l'elenco potrebbe continuare, e dovrebbe ovviamente includere anche il "fuori quota" Giuliano Ladolfi, mio professore al liceo, col quale fondai, appunto, Atelier.

Circola un'immagine ricorrente di Simone sul web, una delle poche. Chi sono i due amici nella foto insieme a Simone. Data e luogo dello scatto? Circostanze?

Nella foto: Federico Italiano, Simone, Davide Brullo. Occasione: il festival "Parcopoesia" organizzato da Isabella Leardini. Immagino sia l'edizione 2004, di cui ho recuperato anche un filmato, che si può vedere qui: https://www.andreatemporelli.com/2017/07/26/ci-siamo-giocati-la-faccia/. In mezzo a diversi giovani, compaiono anche poeti più affermati, come De Angelis, Loi, Majorino, D'Elia, Anedda, Fiori, Piersanti, Rondoni... o il critico Roberto Galaverni. Impossibile scovare Simone: in quelle occasioni si defilava alla prima occasione. Era troppo insofferente. Prendeva sotto braccio qualcuno di noi con cui discutere, e ci portava via. 

Esistono altre immagini di Cattaneo? 

Non conosco altre foto di Simone sul web, dovrei guardare in qualche mio dvd di archivio, con pazienza, per vedere se ne ho qualcuna. 

A freddo, quale pensi sia il valore aggiunto di Cattaneo alla letteratura in versi dei nostri giorni?

"A freddo"? Ma qui è ancora tutto caldissimo... In poesia stiamo vivendo un incredibile falso storico. I nomi che ti ho indicato, per la generazione dei Settanta, sono tuttora degli sconosciuti, se non per gli esperti, eppure ti assicuro che si tratta di una generazione di talenti - ancora in parte inespressi, certo, ma talvolta semplicemente rimossi. Avessimo avuto la forza di non sciogliere quella nostra capacità di "stare in rete"... Comunque, per provare a risponderti: a volte penso a Simone come al nostro Jim Carroll, come al talento non inquadrabile e bruciato dal destino. Ma voglio credere che anche questa icona sia limitativa, che la sua poesia possa continuare a fare storia. Simone non deve essere ridotto a "mito", e come tale persino un po' pelosamente "usato" (come qualcuno ha fatto). Dopo Montale-Luzi-Caproni-Zanzotto-Sereni e compagnia bella, tutta la storia letteraria è ancora da scrivere. C'è una bufera di centinaia e centinaia di nomi che rischia di essere malamente descritta appunto dall'esterno e a freddo, secondo quegli stessi criteri che Simone aborriva. O secondo logiche puramente di mercato, di presenzialismo, di inerzia critica. Di sicuro, qualunque sia comunque alla fine il peso che verrà dato alla mia generazione, Simone resterà una lancia nel nostro costato, dolorosa e luminosa. La sua poesia ci obbliga a non cedere all'ipocrisia, ci inchioda alla fedeltà primigenia, ci salva dai commerci letterari. Simone ancora adesso ci prende il braccio, ci porta via dal cicaleccio, ci obbliga a discutere in solitudine, guardandoci dritti negli occhi, con la necessaria ferocia.

Infine, sai per caso da chi è gestita la pagina Facebook a lui dedicata?

La pagina Facebook di Simone è gestita dal nipote, Lorenzo Bernasconi.
https://www.facebook.com/s.cattaneo/ 

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LINK alle pubblicazioni di Andrea Temporelli: http://www.andreatemporelli.com/libri/ 

Qui un contributo di Roberto Roversi

Qui (e altrove sul web) il romanzo "Tutte le voci di questo aldilà", immerso nel contesto in oggetto, con tutti i personaggi del caso.  "C’è chi dubita che ai nostri giorni dei nuovi Rimbaud, Lorca o Dickinson troverebbero un editore. Ma la domanda andrebbe rovesciata: loro accetterebbero di farsi pubblicare oggi? Sopporterebbero di avere dei contemporanei come noi? Il problema non è se quest’epoca saprebbe accogliere un grande spirito, ma se lo spirito sarebbe disposto a incarnarsi in un’epoca come questa. In "Tutte le voci di questo aldilà", un disilluso professore scopre un giovane poeta che scrive versi abbaglianti, e per convincerlo a pubblicarli organizza un convegno di poesia in riva a un lago, mostrandogli il mondo in cui entrerebbe a far parte: è il nocciolo di una storia piena di invenzioni, invidie, vendette, vanità, vocazioni vere. Andrea Temporelli sa intrecciare trame e personaggi con la maestria di Ammaniti e l’umanità di Cechov, ci rende avidi di conoscere il destino di tutti, e io sono orgoglioso di consigliarvi la lettura di questo romanzo bellissimo". Tiziano Scarpa

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