IL GRANDE COLLASSO ECONOMICO E’ VICINO? E COSA NE DICONO I SURVIVALISTI ? NE PARLIAMO CON PIERO SAN GIORGIO

  

Durante questi mesi di pandemia e lockdown e nei giorni di marzo quando il bollettino dei morti in Italia era nell’ordine delle centinaia al giorno (il picco è stato il 27 marzo con 919 decessi) e le Borse affondavano ho ricevuto alcune email e telefonate di risparmiatori e amici preoccupati che questa volta l’Apocalisse fosse arrivata e il collasso economico e finanziario fosse alle porte. Che fare? E non solo dei propri risparmi? Come sopravvivere in uno scenario di distruzione?

Nessuno sa cosa abbiamo davanti e se il peggio è passato ma il tema del rischio “collasso economico e finanziario” o della civiltà da sempre accompagna la storia dell’uomo come dei mercati finanziari.
 

Ho pensato così nelle scorse settimane di ragionare sull’argomento con una persona che sul tema “sopravvivere al collasso economico” ne parla da diversi anni (il suo libro “Come sopravvivere al collasso economico” è del 2011) e ha dedicato al tema diversi saggi e analisi.

E nata così l’idea di questa conversazione con Piero San Giorgio, autore di un best seller sul tema in molti Paesi e che è considerato una sorta di eminenza grigia del “survivalismo” europeo.
 

Cosa è il survivalism o survivalismo tradotto in italiano?
 

Un movimento di persone o gruppi (chiamati anche prepper dall’inglese “to prepare”) che si preparano attivamente per le emergenze, future o eventuali, comprese possibili interruzioni o profondi mutamenti dell'ordine sociale o politico o economico su scale che vanno dal locale a quella internazionale. 

Sono persone che vivono la loro vita preparandosi all’arrivo di una possibile catastrofe. Un possibile cambiamento radicale dello scenario circostante e il prepper è colui che cerca di adottare uno stile di vita che gli permetta di adattarsi all’ambiente e sopravvivere, senza fare affidamento su altre persone o sullo Stato.

Per alcuni potrà essere considerato folclore ma questo fenomeno esiste (e in tutto il mondo, Italia compresa dove esistono tantissimi siti specializzati e libri che trattano il tema), mi sembrava interessante capirne qualcosa di più e il modo migliore per farlo è scambiarsi delle opinioni e in questo video ciascuno si potrà farsi la propria. 

Tra l’altro in questi giorni La Stampa ha pubblicato un reportage dagli Stati Uniti raccontando come il Covid ha provocato un’impennata delle vendite del 600% dei bunker: “Dal South Dakota al Kansas, sono sempre più gli americani che acquistano vecchi depositi, silos nucleari, e altre strutture militari sotterranee, per trasformarle in rifugi da sopravvivenza. Questa fissa è sempre esistita, dai tempi in cui la Guerra fredda aveva diffuso il panico per l'annichilimento atomico dell'umanità, ma ora la pandemia la sta rilanciando”.

Secondo un sondaggio del sito Usa YouGov, il 19% degli abitanti degli Usa teme di essere annientato da una pandemia, contro il 17% che ha paura dell'apocalisse nucleare.

Robert Vicino, ceo del Vivos Group che realizza bunker su misura negli Stati Uniti viene raccontato che sta diventando ricco grazie a questa paura: «Le vendite sono aumentate di oltre il 600%, piazziamo un bunker a giorno», ha confidato al New York Post.

C’è chi cerca il rimedio sottoterra, acquistando e ristrutturando bunker che costano in media tra 25.000 e 35.000 dollari. 

Sono attrezzati con tutti i comfort, inclusa la piscina in alcuni casi, e i proprietari li vedono come una polizza assicurativa: «Non viviamo sempre qua, ma siamo pronti a venire in ogni momento. La gente - spiega Hall - ha capito che la nostra esistenza è molto più fragile di quanto credesse».

 I prepper europei sono meno “fanatici” di quella statunitensi ma si preparano comunque al peggio e Piero San Giorgio nel video spiega che non bisogna per forza di temere un’apocalisse nucleare o l’arrivo degli zombie ma invece può essere utile acquisire la consapevolezza del fatto che viviamo all’interno di un sistema socio-economico che è in realtà molto più fragile di quello che crediamo. E per questo motivo è bene prepararsi a tutto ed essere pienamente auto-sufficienti non è male e per questo motivo vivere in campagna è meglio che vivere in città.

Se l’argomento vi interessa fatemi sapere cosa ne pensate. L’argomento è sicuramente “tosto” come il personaggio intervistato e mi sembrava meritevole di un approfondimento in un nuovo format video “in Controluce in 60 minuti” dove periodicamente sul nostro canale YouTube di SoldiExpert SCF tratteremo argomenti “spinosi” con l’intervento di ospiti di ogni tipo e varie idee perché il confronto delle idee ci sembra sempre utile.
 

Riguardo il tema delle apocalissi finanziarie ho ritrovato sul web l. risposta che avevo dato nel gennaio 2009 a un lettore che mi aveva posto una domanda che sembra scritta quasi oggi. All’epoca si era da poco usciti dalla Grande Crisi finanziaria del 2007-2008 culminata con il fallimento della banca d’affari Lehman Brothers e anche allora il clima era cupo con le Borse mondiali crollate e i Pil delle economie mondiali in discesa a precipizio. 

Questa era la domanda che avevo ricevuto all'epoca:

Gentile Gaziano,

ho letto le previsioni infauste di uno strategist americano, Peter Schiff: “Il nostro standard di vita crollerà, la nostra economia sarà devastata dall’inflazione, avremo decine di milioni di disoccupati, le libertà individuali saranno limitate e il robusto individualismo sarà soppiantato dallo Stato assistenziale. In sostanza, l’America Latina si spingerà fino ai confini con il Canada. La prudenza suggerisce di prepararsi al peggio. Questo non significa solo togliere dai nostri portafogli tutte le attività denominate in dollari, ma prepararsi anche a emigrare. Con condizioni economiche che diventeranno sempre più insostenibili, il richiamo di economie più libere e di una maggiore prosperità in Paesi stranieri diventerà troppo forte per resistere”. Cosa ne pensa?

D.P. Milano

Questa la mia risposta nel gennaio 2009 (per curiosità da allora l’indice S&P 500 Usa è quintiplicato di valore):

Gentile lettore,

ho condotto recentemente un’inchiesta sui “catastrofisti” americani e le posizioni di Schiff sono fra le più apocalittiche sul destino del finanziario degli Stati Uniti e del biglietto verde. La sua posizione anche sull’inflazione è fuori dal coro rispetto agli altri profeti di sciagure. È fra i pochissimi “inflazionisti” convinti, in un mondo sempre più dominato dai “deflazionisti”. Per lui ci sarà un’inflazione a due cifre, mentre (e il mercato sembra andare in questa direzione) altri economisti ritengono che la caduta dei consumi porterà a un crollo dei prezzi. Da economista liberale tutto di un pezzo, Schiff pensa che l’intervento dello Stato nell’economia (in atto ora in tutto il mondo) sia un rimedio peggiore del male. “Solo il mercato lasciato libero di esprimersi può rimediare agli eccessi passati. Con questa cura e l’interventismo governativo il malato, invece che guarire, morirà” dice.

Non ho simpatia per chi vede tutto bianco o tutto nero, per i ribassisti o i rialzisti cronici. La situazione è certo grave e il merito (o la fortuna) di “Cassandre” come Schiff, nomen omen, è stato quello di segnalare con tempestività il rischio di un crac. Ma anche un orologio rotto due volte al giorno dice l’ora giusta.

L’idea che il mondo possa fare a meno della locomotiva americana mi sembra un po’ tirata. Vent’anni fa intervistai uno dei più famosi “guru dell’Apocalisse”, Ravi Batra e sosteneva già allora quello che dice adesso. Stessa cosa dicasi per analisti come Robert Prechter che parlavano di un “collasso finanziario di storiche proporzioni” già a metà degli anni 90. Peccato che da allora i mercati (come l’indice Dow Jones) sono più che triplicati e oggi, nonostante la fortissima discesa, valgono pur sempre il doppio. E gli investitori che hanno operato al rialzo hanno avuto il tempo di portare a casa rendimenti molto importanti, se non si sono fatti portare via le mutande dai gestori del risparmio “mani di forbice”.

Pensare, come fa questo Schiff, che l’economia americana possa sprofondare e quella europea o asiatica avvantaggiarsene è una tesi suggestiva, ma poco realistica al tempo della globalizzazione. Già negli anni ‘30 il botto degli Stati Uniti si ripercosse in Europa, figuriamoci adesso. Mi sembra che Schiff sia affetto dalla solita sindrome dei guru. La loro maledizione: dire e prevedere sempre qualcosa, sapere cosa succederà dopo. Per mantenere e allargare il giro di clienti. Come fanno d’altra parte anche la maggior parte dei money manager.

 

Buona visione del video! 

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