Il Mio Primo Imbroglio
 
 

Here you are...

I don't know, maybe I still don't understand how this thing works. What I can do and what I cannot. But maybe I can only do what I want. Stop thinking...

The article is in Italian. If you guys would like to help me translating it, please contact me!

Eccoti qui...

Non so lo, forse non ho ancora capito bene questa cosa come funziona. Cosa posso e non posso fare. Ma forse, posso solo fare quello che voglio. Basta pensare...

L'articolo e' in italiano. Se volete aiutarmi a tradurlo, per favore, contattatemi. 

http://mirkovezzoli.com/it/38-myf-il-mio-primo-imbroglio/ 

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Apollo Bay (Australia), Giugno 2012

Infreddolito, assonnato ed affamato, ho lasciato il parco dove ho speso alcune poche ore in tenda. Mi sentivo leggermente perso, ma per niente scoraggiato. Era quello che volevo.
Ero partito per perdere il controllo sulle cose che mi capitavano e per sforzarmi nel ritrovarlo, a mio modo.
La pioggia sopra di me non dava segno di calmarsi, ma io dovevo continuare.

Sapevo  che prima o poi la giornata sarebbe migliorata se solo avessi  continuato. Purtroppo, pero’, non sempre le cose vanno come si vuole e  mi sono ritrovato ad affrontare Il Mio Primo Imbroglio - a me stesso - fin troppo presto nel corso del mio viaggio.


Chi Vuole Viaggiare Felice Deve Viaggiare Leggero.
― Antoine de St. Exupery
ATTENZIONE, SHOCK PSICOLOGICO!
 

E IO MI SONO FERMATO

Dal  marciapiede del piccolo supermercato sulla quale mi ritrovo seduto in  terra, mi sposto piano piano schivando la pioggia che cade incessante  sulla mia convinzione.
Passo davanti al parco dove avevo posto la  tenda la notte prima e passo davanti all’inizio del percorso che, sempre  il giorno prima, mi ha portato nella foresta. Continuo, addentrandomi  sempre piu’ nel paese e trovo riparo pochi minuti dopo sotto ad una  fermata del pullman.

La sensazione di freddo nelle mie ossa soggiorna li’, costante, da ormai cosi’ tanto tempo che mi sembra naturale e parte di me.
Schiarisco le mie idee, controllo il prossimo punto intermedio che  voglio raggiungere e mi preparo il cartello da mettere sulla mia  schiena. Spero che la scritta nera ‘Apollo Bay’ sia visibile tra la  pioggia.

Cerco  un passaggio direttamente da sotto la fermata, lasciando trasparire  solo il mio pollice fuori dagli strati di vestiti che mi ricoprono quasi  completamente. Nessuno si ferma e non avendo tempo da perdere decido di  ripartire con la mia camminata, sotto la pioggia.
Giusto il tempo di prendere un’altra dose di poggia e sento il clacson di una macchina che impazzisce dietro di me.

Mi  giro e vedo un signore anziano che, seduto al caldo della sua vecchia  macchina, mi gesticola qualcosa freneticamente. Si ferma poco piu’  avanti e, senza neanche darmi il tempo di affacciarmi al finestrino, mi  dice che sono un pazzo a camminare sotto la pioggia: se voglio arrivare  ad Apollo Bay posso prendere il pullman.

Cerco  di spiegargli che voglio fare l’autostop per arrivare la’, ma senza  neanche accorgermene mi ritrovo in macchina con lui che mi dice che ‘mi  portera’ la’’.
Purtroppo non ho capito che il suo ‘la’’ e’ la  fermata del pullman e non Apollo Bay come io spero. E cosi’, nel giro di  un battito d’ali, fa una curva ad U e mi riporta alla stessa fermata  dove mi trovavo poco prima.

Scendo  dalla macchina in cui mi sono potuto sedere al calduccio per un minuto o  forse meno ma, oddio, il mio spirito ne esce in qualche modo abbattuto.
Non mi e’ mia capitato prima che mi dessero sul serio del ‘pazzo’ solo  perche’ camminavo sotto la pioggia e che qualcuno mi dicesse di  fermarmi.
E io mi sono fermato.

E per di piu’ mi sono lasciato li’, fermo, sotto la panchina ad aspettare il pullman.

Non so bene perche’.

Non sono neanche sicuro che voglia sapere il reale perche’.

Passa molto tempo e questo pullman non si fa vedere.

Perdo molto tempo, che sembra non finire mai.
Ed il freddo rende solo la mia punizione piu’ dolorosa.

Quando  il pullman arriva, mi trovo di fronte l’ultimo secondo dove posso  decidere se veramente farmi aiutare dai mezzi pubblici o restale fedele  alla mia idea di muovermi solo grazie alla benevolenza degli estranei.
Deluso della mia scelta pago il biglietto e salgo. Dietro al vetro  bagnato si fanno vedere tutte quelle piccole spiaggiette e grandi onde  cattive che avrei dovuto vivere in un’altra maniera, invece che al  fresco dell’aria condizionata.

La pioggia diminuisce. Mi sta prendendo in giro lo so.

Ha  scatenato la sua furia su me ieri, tutta la scorsa notte e tutta la  mattinata di oggi, per poi placarsi quando ho scelto la strada piu’  facile.
Ora, anche lei sa che ha raggiunto il suo scopo distruttore e si puo’ riposare dietro all’apparire del sole.

PERDITA DI TEMPO O COSTI AGGIUNTIVI

Scendo dal pullman a testa bassa, giusto poco prima di intravedere Apollo Bay.
Arrivato  dove volevo arrivare, giro per un po’ per trovare la sistemazione piu’  economica per al notte. Mi affido ad internet e visito i 3 ostelli  aperti qui. Alla fine, dopo aver perso tempo a camminare e chiedere  informazioni ai 3 proprietari, torno al primo consultato.

Il  piu’ piccolo, il piu’ economico, il piu’ vuoto. Sono l’unico qui. Io, e  la padrona che mi ha offerto il letto. Faccio una veloce lavatrice e,  dopo aver appeso tutti i miei vestiti per camera, decido di andare a  vedere il paese.

Almeno voglio vedere il paese.

Mi sembra di aver perso tutta la giornata per colpa della scelta di prendere il pullman, pur essendo ancora abbastanza presto.

Non  c’e’ molto da vedere, girovago a caso, guardando le vetrine,  soffermandosi sui piccoli negozi di famiglia che racchiudono in se tutti  i sacrifici di persone piu’ determinate di me.
Mi fermo un po’ a  guardare l’oceano e, dopo aver comprato qualcosa da mangiare, ritorno  verso l’ostello. Allungo leggermente la strada, evitando quella  asfaltata che mi condurrebbe velocemente verso l’ostello e seguo il  consiglio datomi dalla padrona dell’ostello.
Cammino per qualche  chilometro la cosiddetta ‘Great Ocean Walk’, sorella minore della Great  Ocean Road che, come specifica il nome, segue la scia della nota strada,  ma e’ percorribile a piedi.
In questo tratto, infatti, il percorso  si trova a pochi passi dalla spiaggia, regalando, a chi si intrufola  nelle sue stradine, una vista perdifiato dell’oceano.

Davanti  all’ostello noto due macchine parcheggiate fuori. Mi immagino che  qualcun’altro abbia deciso di fermarsi a dormire nel mio stesso ostello.  Non devo aspettare molto, nella solitudine dell’ostello, prima di  conoscere i due ragazzi australiani che sono i proprietari delle  macchine e si trovano in viaggio da Melbourne verso Perth.

Mangio  i biscotti appena comprati - che costituiscono la mia cena - disteso  sul letto della mia camera, pensando e ripensando alla mia scelta fatta  poche ore prima.
Mi irrita molto, ma la prendo come un’occasione per  valutare cosa sia andato storto, dove il mio spirito deve rinforzarsi e  dove devo migliorare.

Capisco  che in realta’ la sto vivendo nella maniera sbagliata. Non devo vederla  come una sconfitta. E’ solo andata cosi’, non c’e’ niente di sbagliato.
Niente e nessuno mi obbliga a non usare un’autobus per spostarmi.

Finito il periodo di riflessione, passo la serata assieme ad i due ragazzi che mi offro una cena come si deve.

Mi  parlano un po’ di loro, del fatto che hanno avuto una proposta di  lavoro a Perth e che hanno deciso di arrivarci via terra, visto che non  avevano mai visto questa parte dell’Australia.
Mi viene al quanto difficile capirli all’inizio, parlano veloce, parlano stretto e parlano tanto. Tanto.

Mi  dicono anche che l’indomani la loro scaletta di marca prevede di  fermarsi a quello che e’ uno dei punti turistici principali su questo  tratto di strada e che anche io voglio vedere: i cosiddetti ‘12  apostoli’.

Questo  monumento naturale e’ ormai famoso in tutta l’Australia, come anche  fuori dai suoi vasti confini, ed e’ costituito da una serie di 12  faraglioni di pietra calcarea, molto vicini tra di loro, che l’erosione  del tempo ha dimenticato di portare via con se.
E’ il punto chiave della Great Ocean Road.

E’ il motivo che spinge molte persone ad alzarsi dal proprio divano e guidare questa strada.

Dopo avermi perso il suo inizio ufficiale, essendomi perso la vista del cartello, non potevo perdermi anche questo.
Visto la grande quantita’ di turisti che quotidianamente si fermano ad  ammirare le sculture naturali di questo posto, so che pur facendo  l’autostop l’indomani dovrei trovare qualcuno che si ferma proprio li’.  Ma per non lasciare nulla al caso, chiedo ai due ragazzi se posso unirmi  a loro.

Molto  gentilmente, senza neanche pensarci su, acconsentono di portarmi con  loro la mattina seguente, visto che a loro non avrebbe portato nessun  cambiamento di strada, perdita di tempo o costi aggiuntivi l’avere una  persona in piu’ sulle macchine.

Prima di addormentarmi ritorna a farmi visita il pensiero del Mio Primo Imbroglio fatto stamattina.
Ovviamente, come ho detto, riconosco che nessuno mi obbliga a fare  sempre e solo l’autostop e che il viaggio in se prevede difficolta’ che a  volte richiedono un aiuto speciale da parte di qualcuno - anche se  continuo ad intestardirmi che questa non fosse per niente una di queste  occasioni speciali.

Alla fine, era solo un po’ di pioggia e vento -.

L’unica  cosa che mi porta sollievo e’ il fatto che scegliere di affrettare il  mio arrivo ad Apollo Bay, mi ha dato il tempo di cercare piu’  approfonditamente in quale ostello passare la notte, il che adesso mi da  la possibilita’ domani di essere al 100% sicuro di visitare i 12  Apostoli senza difficolta’.
Magari se non avessi preso l’autobus non  ci sarei mai arrivato qui, come magari avrei trovato un passaggio che  mi avrebbe portato piu’ avanti ed avrei avuto problemi l’indomani.
Chi lo sa.