La Mia Prima Notte In Tenda
 
We meet again...

I knew he could not always go as I wanted. A hot shower waiting for me, a bed ready for me and the chance to have some rest. Luckily, though, I was ready for the worst. Or at least so I thought...

The article is in Italian. If you guys would like to help me translating it, please contact me!

Ci si rivede...

Sapevo che non poteva sempre andare come volevo. Una doccia calda ad aspettarmi, un letto pronto per me e la possibilita' di avere qualche ora di riposo. Per fortuna, pero', ero pronto al peggio. O almeno cosi' credevo...  

L'articolo e' in italiano. Se volete aiutarmi a tradurlo, contattatemi. 

http://mirkovezzoli.com/it/37-myf-la-mia-prima-notte-in-tenda/  


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Lorne (Australia), Maggio 2012

Partito solo due giorni prima da Melbourne seguendo la mia pazza idea di fare l’autostop senza una meta ben precisa, mi sono ritrovato a passare la prima notte in un ostello in una cittadina chiamata Geelong.

Mi ero svegliato carico la mattina, anche se la mia giornata era stata segnata da un piccolo fallimento  di cui, certo, magari ne ero anche stato complice. Dopo la delusione,  tutto procede come previsto, anche se alla fine mi e’ arrivata un’altra  batosta. Non avrei mai pensato di dover passare La Mia Prima Notte In Tenda cosi’ presto nel mio viaggio.

In fondo, Ivan me l’aveva lasciata solo come ultima scelta da usare sporadicamente.


Svegliarsi Soli In Una Citta' Straniera E' Una Delle Sensazione Piu' Belle Al Mondo.
― Freya Stark
ATTENZIONE, FREEEDDO!
 

HEY, TUTTO ANDRA’ BENE

Ammirata Bells Beach,  e’ tempo di continuare la camminata. La pioggia staziona vigile sulle  nuvole sopra di me ed ogni tanto si fa sentire con gelidi spruzzi che  rendono la mia idea di partire a fare l’autostop per l’Australia ancora  piu’ eccitante.

Quando  posso cerco di non seguire sempre e solo la strada asfaltata che mi  porterebbe al prossimo centro abitato, ma provo ad infilarmi dentro i  sentieri sterrati che dovrebbero portarmi all’oceano o a camminate  paesaggistiche non segnate sulla mappa.

Passo per la cittadina di Anglesea e poco dopo vengo lasciato alle porte di Lorne, a soli 70km di distanza da Geelong.

Cammino sulla strada principale che taglia il paese nella direzione dove voglio proseguire.
Le ore avanzano lentamente ma nel momento in cui mi distraggo e mi  riposo un secondo, l’orologio getta via minuti senza controllo, come se  fossero inutili.

Decido di fermarmi qui per la notte.

Cerco su internet e trovo solo un paio di ostelli che possono offrirmi un tetto sulla testa.
I prezzi sono al quanto elevati, ma so che non c’e’ molto che io possa fare al riguardo.

Camminando, noto sulla mia destra una strada che porta dritta dritta alle porte di una foresta.
Il mio telefono mi indica un posto dove dormire sulla stessa strada e la combinazione mi sembra perfetta da seguire.

Mi  guardo attorno, pur non fidandomi molto di quello che il telefono mi  dice e mi ritrovo un segnale che dice ‘Erskine Falls a 7.5km - per  direzione’.
Il sole e’ alto in cielo, la luce filtra tra le nuvole e io non ho per niente idea di quanto possa metterci a fare 7.5km.

Ma seguo la strada.

Mi  immagino di aver il tempo di camminare fino alle cascate indicate -  cosi’ da vedere un po’ di natura australiana -, di tornare indietro e  avere anche il tempo di trovare un ostello - il tutto con il mio grande  zaino nuovo sulle spalle -. Penso che se non mi sento di tornare  indietro, forse, il telefono mi sta segnalando una sorta di rifugio dove  posso fermarmi evitando il viaggio di ritorno.

Prendo  in considerazione il fatto che magari non sto prendendo in  considerazione le poche ore di luce a disposizione, il peso del mio  backpack, quando realmente sia 15km e il fatto che non ho una necessaria  riserva energetica per fare tutto questo.

‘Ma hey, tutto andra’ bene. Partiamo per la camminata.’

Mi addentro nella foresta.
Davanti ai miei occhi, grandi tronchi marroni giocano con piccoli  arbusti verdi mossi dal vento e le mie orecchie seguono il rumore del  marciare pacifico del corso del fiume che mi fa strada accompagnandomi a  lato come un fedele compagno di malizie.

Mi  ci vuole proprio un po’ di solitudine disperso nella natura. Non passa  molto e noto che i colori che mi circondano si fanno sempre meno accesi.
Il sole sta calando in fretta e lo zaino mi taglia le forze senza  pieta’, ma io continuo a camminare. Testa bassa e concentrato, sguardo  alto e ammiro.

Seguo  il sentiero sotto le mie scarpe e mi accorgo che piu’ avanti il  percorso viene interrotto dal fiume - per poi riprendere dall’altra  parte - con un grande tronco a pelo dell’acqua ad unire le due meta’.

Sono in cerca di un minimo di avventura e mi si presenta davanti.

PER STANOTTE NON DORMIRO’

Mi fermo, guardo, controllo.
Decido che sia fattibile.
Non e’ del fatto in se di camminare sul tronco che mi preoccupa, ma ho  paura che il mio zaino possa creami dei problemi. Se faccio una mezza  scivolata il peso che mi porto dietro slitterebbe sul fianco rendendomi  incapace di fermare la mia discesa verso l’acqua.

Potrei  finire con una gamba rotta su un masso, qualche livido e niente piu’ o  anche solo ritrovarmi bagnato fradicio al freddo e con tutto lo zaino ed  i miei vestiti al seguito nell’acqua.
Tutti possibili scenari che vorrei cercare di evitare.

La soluzione migliore e’ quella di lasciare il mio zaino a fare la guardia alla prima meta’ del tragitto.

Preferisco continuare senza di lui e, cosi’, guado il fiume da solo.

Lasciato  anche il grosso tronco alle spalle, mi rendo conto che camminare adesso  sia molto piu’ semplice e veloce, ma che anche l’oscurita’ si fa piu’  aggressiva.
Mi rendo conto che devo cambiare il mio piano per oggi.  Anche se dovessi raggiungere le cascate, o il possibile rifugio, non  avrei comunque tutte le mie cose e non mi sembra una buona idea lasciare  il mio zaino tutta la notte nella foresta.

So  che dovro’ per forza tornare indietro, ma continuo a camminare spedito  il piu’ che posso, cosi’ da avere la possibilita’ di vedere quanta piu’  natura che posso.

Poi, quando capisco che la notte si sia svegliata, corro indietro verso il fiume.

Il  mio zaino e’ ancora li’, sano e salvo. Lo prendo, butto i chili sulle  spalle e ripercorro lo stesso sentiero di prima nella direzione opposta.
Ho avuto un assaggio di avventura, diciamo, ma per essere solo i primi giorni mi va bene lo stesso.

Ritorno a Lorne, che e’ quasi completamente al buio.
Il mio prossimo obbiettivo e’ trovare dove dormire.

Ripercorro  la strada da dove sono arrivato e ritorno alle porte del paese - che  prima avevo parzialmente attraversato - dove mi ricordo che avevo visto  un piccolo supermercatino.
Mi compro qualcosa da mangiare, finalmente, e mi rendo conto che e’ troppo tardi.

Tutto  sta chiudendo, tutto il paese e’ ormai in procinto di andare a dormire.  Mi fermo per un po’ fuori sul marciapiede. Penso che magari per  stanotte non dormiro’ ed aspettero’ l’arrivo del nuovo sole qui, sul  marciapiede al freddo. Non so che fare. So che ho una tenda, ma ho quasi  paura di usarla.

Ma  mi faccio forza e, dopo essere stato fuori al freddo per fin troppo  tempo a sbattere i denti senza fare niente che migliorasse la mia  posizione attuale, mi metto in marcia di nuovo, tornando verso l’unica  strada che conoscevo: il sentiero nella foresta.

Tra  le case del paese e il verde della natura, sapevo di aver incrociato  prima un piccolo spazio pianeggiante cosparso di alcuni alberi.
Nascosto dal buio, protetto dalle ombre, mi metto a montare la tenda.

Cerco  di fare veloce. Spavaldo, pur non avendone mai montata una prima d’ora.  Tanto per rendere le cose ancora piu’ difficili inizia anche a  piovigginare e la fretta mi fa finire il tutto in maniera accettabile.  Mi manca solo di mettere l’ultimo strato protettivo contro la pioggia e  saldare bene i piccoli fermagli nella sofficita’ dell’erba bagnata.

La  mia tenda sembra stabile, forse e’ sbagliata, forse mi sono portato  qualche pezzo in piu’ per tutto questo tempo che non ho idea a cosa  possano servire, ma e’ stabile e ci entro.

Sistemo  lo zaino che ormai e’ bagnato, sistemo il materassino sotto di me,  anche questo bagnato, e, come se il piccolo spazio in cui sono rinchiuso  trasformasse anche me in un pezzo del Tetris, tutto inizia a prendere  posto.
Mi tolgo le scarpe e cerco sdraiarmi il piu’ comodamente che posso, usando il giubbino come cuscino.
Gia’, lo spazio non e’ molto.

Non so che fare.

TUTTO ERA BAGNATO

Ho  paura che qualcuno possa arrivare da un momento all’altro e, trovandomi  in una posizione nettamente di inferiorita’, non possa neanche avere il  modo di difendermi, rinchiuso qui dentro.

Penso alla pioggia che batte la sua musica sulle pareti della tenda. Cerco di rilassarmi.

Prima  di partire - da Melbourne -, Gemma mi aveva regalato un libro in  inglese e mi ero ripromesso di leggerne almeno qualche pagina ogni sera  prima di addormentarmi.

Quando  ero con lei dicevo sempre che non sarei mai stato in grado di leggere  un libro in inglese. Vedevo molte difficolta’ che non sarei mai  immaginato di poter risolvere.

Combattere  ad ogni frase tra la grammatica e l’ignoranza dei vocaboli mi sembrava  una guerra che mi avrebbe lasciato con piu’ ferite che vittorie. Ma lei  mi ha sempre spronato a provarci, che magari le mie preoccupazioni erano  piu’ arrendevoli di quanto mi rendessi conto.
Cosi’ mi aveva regalato il libro ‘James E La Pesca Gigante’ - ‘James And The Giant Peach’ -, un libro sicuramente facile da leggere e che significava molto anche per lei personalmente.

Io mi fido di lei e mi butto anche in questa impresa.

Inizio  a leggere, aiutato solo dalla luce del telefono e di una piccola  lampada da scrivania trovata a caso nel mio vecchio ostello.

Adesso mi rilasso.

L’immaginazione della storia cancella i suoni dell’ambiente che mi circonda.

Ma  gli squarci nella tenda fanno entrare un po’ di aria fredda e l’acqua  bussa alla porta come se anche lei avesse freddo la’ fuori.

Mi metto altri strati di vestiti addosso e cerco di dormire.
Non voglio farmi trovare qui quando la luce del mattino rendera’ piu’  visibile la mia tenda e quindi metto la sveglia solo poche ore piu’  avanti.

In un modo o in un altro, riesco a dormire per un po’.
Mi sveglio un paio di volte ma la stanchezza mi butta giu’ subito dopo  avermi dato il tempo di dare una controllata generale alla mia  situazione.

Quando  e’ arrivato il momento di svegliarmi, noto subito lo strato di acqua  che si e’ impadronito della mia tenda. Lo zaino per fortuna - o  purtroppo - ne aveva assorbito molta, visto che l’acqua entrava dalla  parte in cui lui dormiva, ma comunque tutto era bagnato, me compreso.

Faccio il meglio che posso per limitare i danni.
L’aqua che esce dalla tenda si mischia con quella della pioggia che  cade su di me. Impacchetto tutto alla buona, chiudo la tenda di fretta e  mi dirigo di nuovo verso il supermercatino, dove mi sono fermato ieri  sera, con la tenda ed i vestiti che cercano di cadermi dalle mani.

Qui apro la tenda sul pavimento e cerco di togliere tutta l’acqua che posso, prima di chiuderla il meglio possibile.
Mi risiedo sul marciapiede ad aspettare.
So che il giorno non tardera’ molto prima di farsi vivo, ma io voglio dormire.

Sono stanco, infreddolito ed affamato.

La  scelta e’ ovvia: o resto qui per tutto la mia eternita’ senza cambiare  la mia situazione -  e sicuramente nessuno mi aiutera’ a farlo -, o  raccolgo le mie forze e con la coda tra le gambe, gli occhi assonnati e  la pioggia che ormai e' parte di me, la fatica della Mia Prima Notte In Tenda e la speranza che tutto si risolvera' e continuo il mio cammino.