LE UTILITIES PROVANO A SFIDARE LA CRISI DOPO IL CROLLO

Durante il lockdown il consumo di elettricità in Italia è crollato del 24% ma i titoli con business più diversificati e profittevoli o "regolati" sono in ripresa. Opportunità poi per le società più concentrate alle energie rinnovabili visto che si stima che questa quota potrà salire al 60-65% entro il 2030 e normalmente le aziende più attente al "climate change" generano maggiori profitti nell'ordine del 10-15% nel medio termine.
Il dividendo della media di queste società è migliore della media e si colloca in una forchetta fra il 4-5%. Ci sono pro e anche contro.
Ecco alcune considerazioni nel contributo settimanale per il quotidiano La Verità.

 

Il settore delle utility è considerato una scelta azionaria difensiva data la stabilità dei cash flows e la elevata correlazione con le obbligazioni. Inoltre sono considerati per queste ragioni con volatilità più contenuta e mediamente considerati non cari. La tesi di investimento oltre a multipli contenuti, è che anche se i consumi generali dovessero contrarsi, trattandosi di servizi di pubblica utilità tendenzialmente anelastici, un eventuale calo del fatturato sarebbe contenuto e il dividendo spesso elevato dovrebbe essere sufficiente a stabilizzare la volatilità.

La pandemia naturalmente nel breve ha fatto un po’ tabula rasa su queste considerazioni perché se si analizza il settore delle utility dal punto di picco di fine febbraio a quello di minimo di metà marzo e poi il comportamento successivo è stato quasi fotocopia dell’andamento degli indici generali come in Europa l’eurostoxx 50.  La discesa dell’Eurostoxx Utilities 600 è arrivata fino a superare il 33% per poi avviare una risalita e attualmente ci troviamo a metà.

Il lockdown ha impattato anche sul fatturato di molte società del settore con cali in Italia nel primo trimestre dei consumi elettrici (soprattutto per effetto del blocco di parte della produzione con la chiusura delle imprese) fino al -24% nelle prime settimane e anche il settore del gas ne ha risentito.

Molte delle società del settore hanno risentito in modo comunque attenuato da questo blocco perché il business di queste società è tipicamente piuttosto diversificato  coprendo un ampio spettro di servizi se si guarda alle utility italiane.

Dalla distribuzione di gas ed elettricità al ciclo dei rifiuti, dall’illuminazione alla depurazione delle acque), sia perché una parte consistente delle loro attività è coperta dalla regolazione. 

Non a caso fra i titoli più forti del settore si trovano Snam (trasporto gas), Terna (distribuzione elettricità) e Italgas (distribuzione gas) il cui business è altamente regolato in un quadro di accordi nazionali dove il ritorno sul capitale è fissato in anticipo. E con ritorni che in Italia sono più elevati rispetto a società di questo tipo basate in altri Paesi.

Quest’anno diverse multiutility pagheranno dazio al lockdown seppure hanno le potenzialità per ri-emeregere soprattutto se si procederà a una effettiva semplificazione delle procedure autorizzative e a un rilancio degli investimenti infrastrutturali. La gestione dei rifiuti come  distribuzione e depurazione dell’acqua restano comparti molto importanti nonché il grande tema della transizione energetica sono temi caldi da sviluppare per le società del settore e i tassi bassi che resteranno su questi livelli probabilmente per molto tempo favoriscono le società utility tradizionalmente con debiti più elevati della media visto l’alto livello di investimenti necessari.  

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